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Serra delle Succulente | Orto Botanico di Bergamo "Lorenzo Rota"

Serra delle Succulente

New_foto 008L’allestimento permanente dedicato alle piante grasse risale al 2008 ed è accessibile da marzo a ottobre. Le circa 100 specie sono collocate in un terrapieno delimitato da una lamiera nera calandrata  secondo un criterio distributivo prevalentemente dimensionale. L’interpretazione della collezione è favorita da un dispositivo che rende la visita interattiva e permette al visitatore di risalire alla distribuzione geografica, ai climi d’origine, agli adattamenti ambientali e alle principali famiglie presenti, come pure alle immagini delle specie in natura e in piena fioritura.

L’allestimento è frutto di un’azione corale condotta con il coinvolgimento di alcuni volontari dell’Associazione Banca del Tempo – Bergamo Centro e dell’Associazione Cactus & Co. Lombardia, che hanno partecipato in modo decisivo al trasferimento e alla messa a dimora delle succulente già in dotazione o acquistate per l’occasione, integrandole con esemplari d’interesse messi a disposizione da un discreto numero di donatori.  L’inaugurazione è avvenuta in occasione delle manifestazioni per il Solstizio degli Orti Botanici della Lombardia nel 2008.  

La famiglia più rappresentata è ovviamente quella delle Cactaceae che comprende in natura circa 3.000 specie e 120 generi distribuiti principalmente in America, dal Canada alla Patagonia, con particolari concentrazioni nelle steppe, nelle praterie e nei semideserti, ma anche in ambienti caldo-umidi di foresta tropicale e subtropicale. Le mammillarie (Mammillaria bombycina, M. chionocephala, M. columbiana, M. gigantea, M. longimamma, M. microthele, M. perbella e M. polythele) vivono nelle vaste pianure e sugli altopiani del Messico e nel sud-ovest degli Stati Uniti (Texas, New Mexico, Arizona) dove le condizioni ambientali registrano una forte escursione termica fra il giorno e la notte e fra l’estate e l’inverno. Ariocarpus furfuraceus, Echinocactus grusonii, Echinocereus triglochidiatus, Ferocactus histrix, Lophophora williamsii, vivono negli stati centrali del Messico dove si riscontra una enorme varietà di specie. Rhipsalis sulcatavive nelle foreste tropicali dell’America centrale,  in quanto cactus epifiti crescono alle biforcazioni degli alberi e sono in grado di assorbire l’umidità dell’aria con le radici aeree anche nei periodi di siccità. Cleistocactus strausii e e Rebutia heliosa  provengono dalle zone montuose di Bolivia e Argentina, mentre dalle steppe e dalle praterie dell’America del Sud di Venezuela, Ecuador, Perù, Bolivia, Cile e Argentina settentrionale provengono molti generi tra cui Parodia, Gymnocalycium, Trichocereus,Echinopsis rappresentati in serra. Tra le  Apocynaceae, le cui succulente sono negli ambienti tropicali e subtropicali, è possibile osservare un esemplare ormai storico donato all’Orto Botanico di Pachypodium lamiereii , pianta endemica del Madagascar, con il fusto provvisto di lunghi aculei (che in realtà sono stipole trasformate); Stapelia gigantea è invece originaria del Sud Africa, presenta  vistosi fiori colorati ma di odore sgradevole, utili per attirare gli insetti pronubi.

Tra le Euphorbiaceae, Euphorbia candelabrum è endemica del Corno d’Africa e dell’Africa Orientale, nelle aree attorno alla Rift Valley, nelle zone desertiche di Etiopia, Somalia, Sudan, Kenya, Tanzania, Uganda, Burundi, Rwanda, Zaire, Malawi, Zambia e Zimbabwe; Euphorbia horrida è un ottimo esempio della convergenza evolutiva con le Cactatceae del continente americano per quanto riguarda lo sviluppo delle lunghe spine . Tale fenomeno  si manifesta in specie diverse che, vivendo nello stesso tipo di ambiente,sulla spinta delle stesse pressioni ambientali si evolvono sviluppan strutture o adattamenti che li rendono simili. Sempre originarie del Sud Africa ma dall’aspetto di un cactus globoso sono Euphorbia obesa e E. meleformis che si distingue per i piccioli fiorali duraturi sulla pianta e simili a spine contorte, ma molto fragili e caduche.

 Agave parviflora e  Agave victoriae-reginae della famiglia delle Asparagaceae vivono in ambiente desertico o semi-desertico in Messico dove crescono in terreni prevalentemente calcarei lungo i dirupi dei canyon e, come  tutte le Agavi, poco dopo la fioritura muoiono garantendosi la propagazione grazie ai semi dispersi alla base del fusto.

Le Aloe della famiglia delle Xanthorrhoeaceae appartengono a un genere nativo dell’Africa e sono distribuite nella provincia del Capo in Sud Africa, nelle zone montuose dell’Africa tropicale e nelle zone vicine come Madagascar, penisola arabica e altre isole africane. Sui monti a nord di Città del Capo incontriamo una straordinaria varietà di generi e di specie rappresentate nella serra da Aloe descoingsii, Gasteria batesiana, Gasteria maculata, Haworthia cooperi, H. cuspidata, H. cymbriformis.

Tra le Crassulaceae, Aeonium arboreum è originaria delle Isole Canarie e dell’Africa, ma naturalizzata anche in molte parti dell’Italia meridionale; Kalanchoe beharensis e K. Tomentosa sono piante arbustive dalla fitta peluria sulle foglie originarie del Madagascar ma naturalizzate in altre zone dell’Africa e nel sud est asiatico.

 Gran parte delle piante coltivate nella serra delle succulente dall’Orto Botanico rientrano in Appendice I e II della convenzione CITES, conosciuta anche come Convenzione di Washington sul Commercio Internazionale delle Specie di Fauna e Flora minacciate di estinzione, a cui aderisce anche l’Italia e che regola il commercio internazionale di circa 25.000 specie. In Appendice I sono comprese le specie a rischio di estinzione per le quali è fatto divieto assoluto di commercio, in Appendice II vi sono invece le specie potenzialmente a rischio per la cui esportazione e vendita occorre una certificazione rilasciata dagli uffici competenti di ciascun Paese membro. Uno degli obiettivi primari degli Orti Botanici è quello di salvaguardare la biodiversità attraverso azioni di conservazione ex situ ovvero di propagare e conservare le specie minacciate in modo da renderne possibile l’eventuale reintroduzione nei loro ambienti naturali.

Alcune delle specie coltivate sono inserite nelle liste rosse dell’IUCN – Unione Internazionale per la Conservazione della Natura:  Echinocactus grusonii  è gravemente minacciata (CR -Critical endangered) ed esposta a un rischio estremamente alto di estinzione a causa del collezionismo che, nonostante la popolarità e la facilità di coltivazione,  ha ridotto fortemente l’areale d’origine ora stimato a una superficie di meno di 10 Kmq e predato gli esemplari maggiori;  Astrophytum asterias è considerata vulnerabile (VU – Vulnerable) ed a rischio di estinzione a causa della raccolta indiscriminata dei collezionisti, dell’eccessivo sfruttamento dei pascoli e della conversione degli ambienti d’origine in terreni agricoli; Obregonia denegrii analogamente è a rischio per l’eccessivo prelievo delle popolazione locali per scopi medicinali e per l’erosione accelerata dalle attività di pascolo del bestiame; Turbinicarpus lophophoroides è minacciata dalla raccolta illegale, dalle attività agricole e dalla costruzione di strade.
Leuchtenbergia principis e Lophophora williamsii sono invece specie a “a rischio relativo” (LC – Least Concern), a causa del commercio illegale Rhipsalis sulcata è minacciata dalla trasformazione dell’ambiente d’origine ma, essendo i dati insufficienti (DD – Data deficient), sono necessarie ulteriori ricerche per una classificazione del rischio appropriata..